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Ottavia Massimo © all rights reserved


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LIBIA II

29 Agosto 2011                                                                                                 “Siahia” – Tripoli

Purtroppo non ho potuto caricare nulla fino ad oggi. E speriamo non salti la luce. Non c’è acqua né corrente elettrica nella maggior parte della città. Sono in un posto bizzarro, a Siahia, un quartiere di Tripoli. Precisamente in un’area di villette a schiera sulla spiaggia di Regata. Un giardino di circa un ettaro in cui Hannibal, uno dei figli di Gaddafi, tre anni fa ha costruito l’attuale residence, privatizzando l’unica spiaggia di questa zona. Il 22 siamo entrati con i ribelli di Jadu e l’abbiamo occupato, facendone una base. Le case sono ben arredate ed erano piene di foto di amici della famiglia Gaddafi. Pezzi grossi del mondo dell’ingegneria petrolifera e della finanza internazionale.                                           Inizierò dal giorno in cui tornai in Tunisia per prendere il computer.

18 – 20 Agosto 2011                                                                                           Tataouine – Tunisia

In Tunisia sono rimasta due giorni invece che mezza giornata. Mi son presa un’insolazione a Zawyah che si è trasformata in febbre delirante e sudori freddi. Da Zintane a Dhibat, la frontiera dei ribelli, ho chiesto un passaggio a due ragazzi che andavano in Tunisia per riempire di benzina le taniche vuote che stavano trasportando. Stavo male, ma il viaggio è stato bellissimo. Il deserto d’un tratto si è tinto di rosso e le montagne parevano ammiccare tra le fiammme del tramonto. A Dhibat, sono andata a mangiare a casa di Haimen con Huassim, per scoprire che Haimen è il fratello di Soufien! Il primo che mi diede uno strappo in Libia, cinque giorni fa. Sono una famiglia di sette fratelli, tre dei quali, tutti i giorni da oltre tre mesi, si alternano con gli amici nel portare cibo, acqua, pneumatici e benzina in Libia. Andata e ritorno, 500 km circa al giorno.

Haimen

Haimen e Huassim

A Tataouine, non riuscivo a parlare né a tenere gli occhi aperti. Alle due del pomeriggio circa, non so per quale miracolo, mi ha chiamata Habdel, conosciuto giorni fa. Febbre alta, sudore e gran freddo, fuori c’erano 42 gradi. Habdel mi ha imbottita di medicine. Son ripartita il giorno dopo per la Libia. Grandissimo Habdel!

20 Agosto 2011                                                                                                       Dhibat, frontiera tunisina controllata dall’opposizione – Zintane, Libia

Viaggio notturno. Partenza con due ragazzi libici, Mohammed e Hualid, ferito ad una gamba durante la battaglia di Surman, circa dieci giorni fa.

Hualid

In Libia, da un check point all’altro, arrivavano notizie di vittoria certa: Libia free, Gaddafi out, Sayf, uno dei figli, catturato, etc etc. Effettivamente ai check point, l’atmosfera pareva più rilassata. Sulla strada, abbiamo addirittura trovato una “stazione di servizio” con la luce.

Stazione di servizio lungo la strada per Zintane

Arrivati a Zintane, la situazione si è fatta un po più chiara. A Zawyah, a circa 160 km da Zintane, i ribelli hanno conquistato la piazza centrale e l’ospedale, liberandone gli ostaggi, prigionieri fino a poche ore prima. Per questo lungo la strada si festeggiava.

21 Agosto 2011 – Ospedale d’emergenza “Good Hope”

Pensavo di trovare un’aria meno tesa al “field hospital” di Zawyah. Mentre i dottori si spostavano all’ospedale centrale appena riconquistato, qui continuavano ad arrivare morti. Rivoluzionari e gaddafiani.

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..21 anni

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19 anni

                                                                                                                                    17 anni..

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Granata. Ribelle. E’ stato riconosciuto grazie a una piastrina trovata tra le carni

Idris, di Benghazi. Ribelle. Prova a trattenersi ma le lacrime iniziano a bagnargli la barba. Fa parte della brigata di Tripoli, la più numerosa.             Oggi ha perso il quarantatreesimo amico. In quattro mesi.

Sulla strada per Tripoli..                                                                                                                                                                                                                                                      

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“Khamis Base”                                                                                                    A 37 km da Tripoli: una delle tre basi militari gestite da Khamis Gaddafi, uno dei figli di Muammar.

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Entrando nella base:

       
             
                                                                                                                                           La base è un bosco di circa due ettari che si estende fino al mare.       La NATO ha bombardato la zona in tre punti precisi, per permettere l’accesso ai twar, i ribelli.                                                                                                                                    

I thuar caricano più munizioni possibili, prima che la base venga bombardata dai militari di Gaddafi. A destra del viale principale, dall’entrata della base correndo verso il mare, continuano a piovere pallottole. I twar non si preoccupano. “Dio è con noi. E’ il mese del Ramadan, morire in questo periodo e per questa causa, non potrebbe che essere un onore”.        

                                                                                                

 

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Oggi 21 Agosto, l’ultimo check point prima di Tripoli, è al “bridge 27”. Ore 20:00 – torno a Zintane, l’unico punto in tutta la Libia in cui c’è internet, a 180 km circa da qui. I thuar stanno per entrare a Tripoli. Dopo il tramonto, ufficialmente non si combatte. Molti digiunano per il Ramadan, alcuni si concedono un sorso d’acqua. Il digiuno inizia alle 4 di mattina, fino al tramonto, intorno alle 19 e 30. Arrivo a Zintane alle 22 e 30. Iniziano a circolare voci sull’entrata dei ribelli nel centro di Tripoli. 00:30 – riparto per Tripoli.

Sulla strada a 2 km circa da Tripoli

Verso il centro. Ore 3:30 di mattina. Civili e ribelli festeggiano, ma sconsigliano di andare oltre. Esultano perchè sono riusciti ad entrare a Green Square, la piazza più importante di Tripoli. Le strade del centro non sono illuminate e i cecchini sono ovunque. 

Ore 3:40. Rimaniamo fermi ad un bivio sulla strada principale che porta a Green Square. Ci siamo spinti un po oltre e non si può andare avanti né tornare indietro. Ogni macchina (poche) viene fermata e controllata. Circola solo gente armata e i fedeli a Gaddafi non sono sempre riconoscibili.

Ore 4:25 – Green Square

Pensavo di trovare chissà quale folla. La piazza è quasi deserta, un paio di macchine azzardano un veloce tour di festeggiamenti. Espressioni preoccupate tra i visi dei ribelli. Green Square si trova nel centro di Tripoli, sul mare. Alle spalle si dirama una fitta rete di viali e stradine. Il centro è ancora sotto il controllo dei fedeli al regime. I twar bloccano l’accesso ad ogni strada che da Piazza Verde porta all’interno della città.

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“Bandiera dell’Indipendenza” in Maiden Choada, l’antico nome di Piazza Verde prima del regime di Gaddafi. La struttura gialla era stata allestita per supportare una gigantesca foto di Muammar.

Dormo all’ospedale di Zawyah, a 49 km da Tripoli.

22 Agosto 2011 – Mattina

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Da Zawyah, sulla strada verso Tripoli..

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Deposito di armi di fronte alla base di Khamis Gaddafi, bombardata ieri dalla NATO e conquistata dai ribelli

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Fuori dal deposito. Soldati di Gaddafi

Verso Janzoor, a 5 km circa dall’entrata di Tripoli:

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Janzoor. Un gruppo di rivoluzionari di Misurata si prepara ad attaccare Tripoli 

                                      Cecchini di Gaddafi sparano alle spalle

Rotatoria, checkpoint all’entrata della capitale:                                                                                                                                                                  

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                                                                                                                             Qui ho conosciuto un signore di cui volevo metter la foto, ma ho cambiato idea.                                                                                            

“Dal 17 febbraio, il giorno in cui è iniziata ufficialmente la rivoluzione, il mio nome è sulla lista dei ricercati. Non hanno foto di me. Da mesi mi nascondo nelle case degli amici qui a Tripoli. Siamo cinque fratelli. Nostro padre, ingegnere nell’industria del petrolio, ci ha fatto studiare e vivere in Inghilterra. Sono ricercato perchè finanzio i rivoluzionari. Il fucile in mano però ce l’ho soltanto da una settimana. Qui dove ora vedi i check point, c’erano le truppe di Gaddafi con le liste dei ricercati”.                                                                                                                                 – Possibile che i segnali stradali sulla strada principale che conduce alla capitale, siano tutti in arabo?                                                                                                     “Certamente. Il regime di Gaddafi non permette interazioni tra culture, se non con paesi africani. Abbiamo internet soltanto da quattro anni. Nelle scuole si insegna unicamente l’arabo. Le reti telefoniche sono controllate e chiunque chiami fuori dai confini libici, viene schedato”.                                                                         – E allora, tutti quelli che vivono o hanno vissuto all’estero, come hanno fatto ad ottenere il visto?                                                                                                                       “Pagando. Se sul conto possiedi 6000 euro o più, puoi ottenere un visto Schengen temporaneo. Altrimenti, puoi ottenere un visto speciale se lavori per una delle sue compagnie”.

Zona sopra al centro di Tripoli              

Ore 16:30 – Suk Atalat

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..stavano in macchina con i genitori. Madre e padre gravemente feriti, loro sono morti

Avevano appena portato dentro la moschea il terzo martire, in meno di un’ora. La piazza, un coro di voci disperate e arrabbiate. All’improvviso è arrivato un furgone. Si è fermato davanti al camion in cui stavano i due fratelli nelle foto qui sopra. Hanno aperto lo sportellone laterale. Dentro c’erano tre persone: un uomo anziano, una ragazza in lacrime in un angolo del veicolo e una signora con attaccata una flebo al braccio. Le voci son mutate in sussurri e il tempo si è fermato nel silenzio del dolore dello sguardo della madre venuta a riconoscere i suoi bambini.   

Chiedo al signore che me li ha fatti vedere.                                                                             – Come è successo..                                                                                                                               “Stavano in macchina con i genitori, qui dietro, sulla strada principale. La madre era la signora nel furgone, il padre non c’era”.                                                                          – Si, ma chi è stato, che è successo?                                                                                             “Qualcuno ha iniziato a sparare dall’alto, dal palazzo qui dietro che ancora non siamo riusciti a liberare dai cecchini”.                                                                                           – Sparano ai civili? Alle famiglie? Ai bambini?                                                                        “Sparano a caso”.                                                                                                                                 – Chi sono? Di dove sono, sono libici?                                                                                           “No. I militari libici stanno scappando. Quelli catturati tra ieri e oggi, sono mercenari, dal Mali, Nigeria, Algeria, Ciad. Non hanno nulla da perdere, sanno che prima o poi moriranno, il loro leader li ha abbandonati. Sono venuti in Libia per ammazzare la nostra gente, a pagamento. I libici proviamo a catturarli, ma questi li ammazziamo tutti, lo giuro in nome di Allah”.

Nella moschea:

Nelle bare ai lati: twar, ribelli. Al centro, un gaddafiano

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Funerali di twar a Suk Atalat                                                                                                                                                                                          

  

Suk Atalat – Ore 17:50

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Siahia – Base dei ribelli di Jadu                                                                     Ore 19:30 

                                                                                                                                                                     Questi due signori cercavano un canale televisivo internazionale.                                   A destra: Shuri                                                                                                                                                                                                                                                         “Sono di Tripoli. Vorrei che la mia storia andasse in televisione, è importante.     Ieri pomeriggio hanno ammazzato mio padre Abukshim. Eravamo a casa, con noi c’erano quattro ribelli. Fuori si sparava. I vicini, originari del Ciad, nostri conoscenti da oltre venti anni, stavano sul terrazzo della loro casa. Mio padre è salito per avvertirli della sparatoria in atto, invitandoli a scendere e ad unirsi a noi. Dopo una decina di minuti, sono arrivate due persone, anche loro del Ciad, li abbiamo invitati a casa. Erano armati. Come tutti. Hanno sparato a mio padre e ai nostri amici ribelli. Stamattina li ho visti in televisione su Al Jazeera. Tutti e tre. Erano in un ospedale, forse quello di Zawyah. Facevano finta di essere twar”. 

23 Agosto 2011 – “Bab El Azizia” – Tripoli

Bab El Azizia era la base di Gaddafi. Sette ettari di terreno a sud di Tripoli, circondati da tre anelli di cemento, disposti a spirale, a una distanza di 50 metri. Muraglioni con torrette di controllo, alti  3,50 metri, per uno spessore di circa 80 cm. Una specie di fortezza in cui Muammar Gaddafi viveva con la sua famiglia e circa 2500 persone alle sue dipendenze. All’interno, depositi di munizioni, sale per convegni, case a schiera per le persone di servizio, alloggi militari, garage, macchine sportive, trattori, cammelli, cavalli, piscine, un ospedale privato e gli immancabili tendoni.                                                                                                                       La notte tra il 22 e il 23, le preghiere degli himam accompagnavano il rombo degli aerei NATO. Alle 2 am viene lanciata la prima bomba su Bab El Azizia. Il 23 Agosto, intorno alle 14:3o, le truppe di Misurata e di Jadu, abbattono il primo muro di cinta della base.

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Tripoli: bombardamenti a Bab El Azizia, 1,5 km di distanza

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Appena fuori dalla base. Bandiere verdi: regime di Gaddafi

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Entrata di Bab El Azizia 

Dentro al primo anello della base:

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                                                                                                                            Una delle case della famiglia Gaddafi:

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Tunnell sotterraneo nel primo anello di Bab El Azizia:                                                                                                                                                        

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                                                                                                                             Nessuno sa con esattezza quante strade sotterranee partono da Bab El Azizia. Ne sono state identificate sicuramente cinque che portano all’aeroporto di Tripoli, a 7 km di distanza; all’aeroporto di Metiga, a 15 km; al Ricsos Hotel, all’ospedale centrale di Tripoli e a Maiden Choada (fino a ieri: Green Square).

ALLAH AKBAR

All’uscita di Bab El Azizia: Al Hobab!

Eravamo insieme in prima linea a Zawyah. Non scorderò mai il suono di morte dei dombardamenti durante quella corsa a perdifiato mentre dietro lanciavano razzi e nell’unica via di fuga, i cecchini sparavano coi kalashnikovs al ritmo severo del canto dell’himam. Lo cercavo da due giorni. Immaginando scenari terrificanti. E’ stanco Hobab. Sta digiunando per il Ramadan, ma più che stanchezza, la scintilla del suo sguardo pare raccontare la malinconia con cui pensa all’uomo che era prima che il suo fucile diventasse il suo compagno di vita.                                       “Oggi ne ho uccisi cinque, forse sette, non sono sicuro. Non è stato difficilissimo, ci sono state battaglie peggiori, ma essere entrati a Bab El Azizia è una cosa incredibile”.                                                                                                                                             – E dentro quanti erano, cosa avete trovato?                                                                   “Erano meno di quanto mi aspettassi. La cosa assurda è che quando siamo entrati nel III anello, molti dei gaddafiani sono spariti. Non so dove, probabilmente sotto terra in qualche base sotterranea. Anche nei depositi che pensavamo pieni di armi da guerra pesante, abbiamo trovato solo fucili e baionette, poche bombe e pochissime munizioni. Molto strano, era come se tutto fosse stato organizzato. Ed è stato forse troppo facile, in una sola giornata abbiamo conquistato il quartiere generale più importante di Gaddafi”.                                                                       –  Ti aspetti qualche sorpresa eh?                                                                                                 “Lo prenderemo sta tranquilla, lo prenderemo, lui e tutti i suoi figli”.                            – Dove pensi che stia.. Non credi sia scappato in un altro paese?                                  “No. Credo sia qui in Libia. Nei suoi sotterranei, come i ratti”.                                      – E Sayf, il figlio di Muammar che due giorni fa è apparso alla televisione libica, quando tutti credevano fosse stato catturato?                                                                         “Non lo so, probabilmente qui intorno col padre. Ne sento l’odore. Odore di merda”.

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Mentre le televisioni del mondo raccontano i festeggiamenti della capitale libica, gli aerei della NATO continuano a rombare sul cielo di Tripoli. I ribelli ai check point sono severi, i negozi sono chiusi, la corrente elettrica c’è per un paio d’ore al giorno, ma soltanto in alcune zone, non c’è benzina, poco cibo e l’acqua manca in tutta la città. Le zone intorno a Bab El Azizia sono piene di cecchini. I combattimenti cominciano solitamente la mattina. Le prime truppe di ribelli partono intorno alle 8:00. I quartieri a sud, dalla base di Gaddafi, verso l’aeroporto, per una quindicina di chilometri, sono ancora sotto il controllo dei fedeli al regime.

25 Agosto – Abu Salim, Tripoli                                                                                                                                      

Sulla strada per Abu Salim, passando per Bab El Azizia..

Esecuzioni di civili nella piazza tra Bab El Azizia e Abu Salim.           Mani legate dietro la schiena. Alcuni corpi bruciati 

Bombardamenti sulla base militare di Abu Salim

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Mi spiace, si vede male. In macchina, bendati, 4 gaddafiani catturati dai ribelli, vengono portati in una struttura accanto all’ospedale di Tripoli  

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Mercenario del Ciad catturato dai twar, i ribelli

                                                                                   

Verso le esplosioni

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Entrando nella base militare di Abu Salim

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                                                                                                                                                                       _Prigioni nella base di Abu Salim                                                                                                                                                                                                                                                           

Due giorni dopo, sono stati trovati 16 corpi, superficialmente seppelliti nel campo di una “fattoria” privata a 500 metri dalla base 

                                                                                                                                                                     Il sole sta tramontando, si torna a casa. Oggi ancora no, ma domani Abu Salim sarà completamente “mia mia”, libera dai gaddafiani 

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A destra, macchina di civili da cibo e acqua ai twar. Ogni giorno, al tramonto, ai checkpoint si festeggia la vittoria della giornata e l’inizio della sera. Da quasi un mese si digiuna(anche bere è proibito) per 15 ore al giorno, anche durante i combattimenti. 

SERA – Ospedale centrale di Tripoli – Abu Salim         

L’ospedale si trova dietro al palazzo bombardato                                                                                                                                                                                                                  Mi aspettavo di trovarlo gremito di gente, ma qui curano solo casi non estremamente gravi. L’ospedale è stato bombardato, non c’è acqua, la corrente va e viene, i dottori sono pochi, manca il materiale chirurgico, il materiale radiologico, gli strumenti per il pronto soccorso, i farmaci anestetici, le ambulanze. C’è odore di morte. Incontro una ragazza di Tripoli, Aisha, volontaria con il marito. Mi presenta un signore in sedia a rotelle, magrissimo, lo sguardo spaventato e perso in chissà quali orizzonti. E’ stato trovato in una prigione sotterranea di Bab El Azizia. Seduto per terra tra ventisette cadaveri. E’ stato rinchiuso per meno di un mese ma lo sguardo non sembra svelare emozioni legate a ricordi precedenti.                                                                                                               Aisha traduce:                                                                                                                                         Provo a chiedergli il nome ma non è il caso.

Signore, perchè si trovava tra ventisette cadaveri? Cosa è successo..                       “Qualche giorno fa, non ricordo esattamente quando, il guardiano della prigione in cui eravamo rinchiusi, è entrato e ha iniziato a sparare dall’alto, ammazzando tutti”.                                                                                                                                                           In che senso, dall’alto? Dove vi trovavate?                                                                           “Non lo so, in una stanza in basso, la porta era in cima a qualche gradino”.                 Lei come ha fatto a salvarsi?                                                                                                         “Mi sono nascosto tra i cadaveri. Un prigioniero colpito da una pallottola, mi è caduto addosso e sono rimasto fermo sotto al suo corpo”.                                                 Per quanto tempo?                                                                                                                            “Non lo so, ore”.                                                                                                                                   Perchè era in prigione?                                                                                                                        …                                                                                                                                                                   Signore..  perchè si trovava in prigione?                                                                                “Perchè pregavo”.                                                                                                                               E’ vietato pregare?                                                                                                                             “A Gaddafi non piace che la gente preghi”.                                                                               –   Perchè?                                                                                                                                                   “Perchè la preghiera fortifica”.                                                                                                         Che è successo quel giorno, dove l’hanno catturata?                                                         “A casa”.                                                                                                                                                   –   Cos’è successo, quanti erano?                                                                                                       “Non lo so, ci hanno presi tutti. I miei amici sono morti”.                                                   Quanti eravate..                                                                                                                               “Quattro”.                                                                                                                                                   Cosa vi davano da mangiare?                                                                                                       “Pane secco”.                                                                                                                                             Vi davano da bere?                                                                                                                          “Se lo chiedevi, ti pisciavano in bocca”.                                                                                      Vi picchiavano? Cosa sono questi segni..                                                                                  “Mi spegnevano le sigarette addosso”.                                                                                                                                                                                                                                                      Prova a muovere la carrozzella, se ne vuole andare. Lo saluto con le lacrime agli occhi. Lui accenna un lieve sorriso.

Grazie Aisha.

All’ospedale c’è una sezione per i fedeli al regime di Gaddafi                

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Mercenario del Ciad                                                                                         Sopra-sopra: soldato libico di Gaddafi                                                       Provo a chiedere qualcosa ma mi fanno stare solo qualche istante  

Al direttore dell’ospedale chiedo perchè l’intera città è senza acqua da due giorni. Mi risponde che nelle ultime ore sono state ricoverate più persone che presentavano sintomi da avvelenamento.                                                                                                          

26 AGOSTO 2011                                                                                                                               A caccia di benzina con Atif, twar di Tripoli. Le pompe delle stazioni di servizio della capitale, sono chiuse o vuote. Siamo andati alla raffineria di Zawyah. Era chiuso il sistema centrale di apertura dell’intera raffineria. La gente inizia a innervosirsi. File di macchine e persone, litigano brandendo fucili e coltelli. Mi fa impressione entrare nella raffineria di Harsha a Zawyah. L’ultima volta la vidi solo da lontano. Era controllata dal regime, i cecchini erano ovunque, riuscii a seguire soltanto la negoziazione per liberare gli ostaggi rinchiusi da oltre un mese. Uno degli ostaggi apparteneva ad un’importante famiglia libica touareg. Riuscirono a liberare tre famiglie in tutto. Non so quante ce ne fossero esattamente. Il giorno dopo, la raffineria fu attaccata dalle truppe dell’opposizione venute da Zintan e definitivamente riconquistata.

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Entro domani mattina i serbatoi delle macchine dei ribelli devono essere riempiti. Le truppe venute dai vari paesi tra le montagne della Libia, sono sparse tra i quartieri di Tripoli, riunite in scuole, palestre, nei campi militari del regime caduto. Mancano ancora due zone della capitale da liberare dal controllo dei gaddafiani: Halhadba Mashroo e Salahadeen.                                                                         Ore 10 pm: Al Jazeera comunica che Tripoli è quasi interamente sotto il controllo dell’opposizione. Anche la frontiera a nord, con la Tunisia: Rasjdir, è ora sotto il controllo dei ribelli.                                                                                                     Parlo con un ragazzo libico rientrato oggi a Tripoli da Rasjdir. Sul passaporto ha soltanto il timbro tunisino, dice che i posti di controllo nella zona libica della frontiera, sono stati abbandonati. Il governo tunisino vieta l’accesso in Tunisia dalla Libia, ma permette il rientro nella stessa Libia.

27 Agosto – Salahadeen

Twar di Jadu si preparano per andare a combattere a Salahadeen

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Twar riuniti sotto al ponte di “Airport Road”

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                                                                                                                   ..Salahadeen…                                                                                                                                                                                                                                                                 Entrata della base militare di Khamis Gaddafi a Salahadeen

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Salahadeen – Bombardamenti NATO sulla base di Khamis Gaddafi

Depositi di munizioni all’interno della base                                                                                                                 

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Lui è uscito dalla base con in mano una valigia. Con passo tranquillo, si è avvicinato a noi, dicendo che lavorava per Khamis Gaddafi, all’interno della base. Hanno controllato valigia e documenti. Non so dove l’hanno portato.

Andiamo in un posto a qualche chilometro dalla base, accompagnati da un dottore che ci dice di aver visto dei corpi, il giorno prima, in una specie di fossato. Ieri non si è avvicinato perchè nella zona in questione si sparava pesantemente..

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_Il luogo che stiamo cercando è a poche centinaia di metri da questo edificio, in una strada di campagna, sul lato opposto                            

La puzza della carne umana in putrefazione, non somiglia a nessun altro odore esistente. Ti entra nel cervello come un pensiero sgradito ed è così penetrante da offuscare ogni senso                            

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                                                                                                                            Non si vede, ma le macchie liquide sulla sabbia, sono pozze di sangue. I corpi non ci sono. Fa molto caldo, il sangue si sta seccando velocemente. Il dottore sostiene che i corpi sono stati portati via non più di dodici ore prima. Sono le 18:30                                                           Vermi

Sopra: IV foto dal basso, dietro al muro in alto a destra:                       Non andiamo a vedere, per cui non so cosa stesse bruciando laggiù, ma nessuno sa dove siano finiti i corpi che stavano nel fossato  

Anche le zone in cui vi sono smottamenti di terreno, vengono perlustrate in cerca di corpi  

Tramonto                                                                                                        Gli abitanti del quartiere di Salahadeen esultano al passaggio dei ribelli. Anche i twar festeggiano, oggi non è stato difficile e della truppa di Jadu non è morto nessuno. Atif, il mio amico di Tripoli mi dice però che sono morti due fratelli di 28 e 29 anni, di Siahia. In un’esplosione ad Abu Salim. I corpi sono in parte bruciati. Quando i cadaveri sono ridotti molto male, si lava il viso e si fa una foto che verrà poi mostrata alla famiglia. Andrà lo zio di Atif a dirlo ai genitori.               Prima di tornare a Siahia, andiamo a mangiare di fronte alla moschea di Belher con i twar di Misurata.

Moschea di Belher colpita da un razzo                                                                                                                                                                                                                                                

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Athem(sx) e Atif(dx)

Salat, preghiera a Maiden Shoada, l’antico nome della piazza che fino al 23, per quarantadue anni, si è chiamata Green Square            

28 AGOSTO – TRIPOLI

Appena fuori dalla zona centrale di Tripoli, bombe e depositi di munizioni, sono ovunque. Nascosti tra gli alberi o nelle case di chi ha paura di parlare o per soldi decide di tacere

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Sopra, nella stanza al centro: esplosivi                                                                                                                                                                       

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29 AGOSTO – BAB EL AZIZIA, Tripoli                                                     La base di Muammar Gaddafi sei giorni dopo la caduta del regime

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                                                                                                                            Alle loro spalle: Abdruf

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30 AGOSTO                                                                                                Ultimo giorno di Ramadan. Tripoli è in festa. La gente inizia a stufarsi seriamente dei rumori della guerra. A Maidan Choada i ribelli con mitra e kalashnikovs, non sono invitati. I negozi timidamente riaprono e i twar ai checkpoint, ammiccano quasi annoiati. A parte qualche piccolo gruppo di gaddafiani che inarrendevoli scaricano le ultime munizioni, Tripoli è abbastanza sicura.

Sono con Atif. E’ notte fonda, il Ramadan è finito, si sentono dei botti che sembrano fuochi d’artificio. In realtà, sono le antiaeree a fare questo rumore.   Atif ride dicendo: “roba da pazzi, nel mondo si festeggia con i fuochi d’artificio, noi celebriamo sparando colpi di “sheelka”! Atif  ha ventisei anni e gli occhi di chi ha pianto le rassegnate lacrime del silenzio della guerra.                                                   “Sai, tutti festeggiano, ma ci sono ancora migliaia di dispersi tra civili, ribelli, donne e bambini. Famiglie intere sparite da mesi. Tutti i giorni cerchiamo nei posti più impensati. Spesso troviamo cadaveri bruciati o in putrefazione”.

31 AGOSTO                                                                                                                    Cinquantamila i dispersi da febbraio. Dalle ultime statistiche effettuate dal Consiglio Nazionale Transitorio, sono stati identificati circa diecimila corpi tra ribelli, donne e bambini. E mentre i cannoni su Tripoli continuano a festeggiare, tra le montagne si combatte ancora. Da lunedì gli aerei della NATO si sono spostati sui cieli di Bani Walid e Sirte, città natale di Gaddafi. Da una settimana,   l’NTC, il Consiglio Nazionale Transitorio, i ribelli, stanno cercando di negoziare con i militari di Sirte che bloccano il transito sulla strada che congiunge Benghazi a Tripoli. L’opposizione ha proposto un accordo di pace chiedendo ai militari di Gaddafi di liberare la via principale di accesso alla capitale. La scadenza è stata fissata per sabato 3 settembre. L’NTC  ha ufficialmente dichiarato che se non verrà liberato il passaggio a Tripoli, sabato le truppe dei ribelli attaccheranno Sirte.

1 SETTEMBRE 2011 – TRIPOLI                                                                    Se il 23 agosto scorso, non fosse caduto il regime di Gaddafi con l’entrata dei ribelli e relativa conquista della base di Bab El Azizia, oggi sarebbero esattamente quarantadue anni dall’inizio del governo Gaddafi.                                                                 A Tripoli la situazione è tesa. I funzionari del regime all’opposizione, hanno dichiarato che Muammar Gaddafi si trova a Ghadamis, un paese nel deserto vicino alle frontiere di Tunisia e Algeria. Stamattina avrebbe provato a negoziare asilo in Algeria, ma il Presidente Abdelaziz Bouteflika, si è rifiutato di rispondere al telefono, dichiarando di non voler interferire nella questione libica. All’inizio della settimana, El Watan, un quotidiano algerino, ha riportato la notizia circa la negoziazione per asilo politico in Algeria, concesso alla moglie di Muammar, Safia Farkash, alla figlia Aisha e ai figli Muhammad e Hannibal.

Intorno alle 12:00 Saif Al Islam, secondogenito di Muammar Gaddafi, chiama una televisione siriana per dichiarare che la vittoria è vicina e che da Sirte, i suoi 20 000 uomini armati, si stanno preparando per tornare a conquistare la capitale.

Avrei un altro milione di cose da raccontare ma devo scappare e probabilmente sparirò per un pochino.. tranquilli!!!                                                                                           Un bacio da Tripoli                                                                                                                               A prestissimo ..inchallah!                                                                                                                   O

                                                                                             

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