LIBIA

16 AGOSTO 2011                                                                                     Autostop da Dhibat – TUNISIA a AZ Zentane – LIBIA

Dhibat – Tunisia. Sulla strada verso la frontiera con la Libia. Tra Tunisia e Libia ci sono due frontriere, una a nord: Ras Ajdir, l’altra a sud: Dhibat.  Ras Ajdir è controllata dalle truppe di Gheddafi, da qui l’accesso alla Libia è vietato. Attualmente i “Thuar”, i rivoluzionari, hanno preso il controllo della strada fino ad Abu Kammash, un paese che si trova a circa 30 km di distanza da Ras Ajdir, ma la frontiera è ancora sotto il controllo del regime. Dhibat, la frontiera a sud, è controllata dai rivoluzionari.

Frontiera di Dhibat

Sono partita con loro da Dhibat. A sinistra: Saba, 17 anni, a destra Soufien, 18 anni. Sotto la copertura: verdura, frutta, pneumatici. In Libia ci sono soldi ma manca il cibo. Tutti i giorni, Soufien, il fratello Heiman e amici, portano viveri e benzina agli abitanti dei villaggi liberati dai rivoluzionari e ai rivoluzionari stessi.

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Lungo la strada ci sono dei pozzi. In realtà questo è il primo e l’unico in cui abbiamo trovato l’acqua.

Uno dei tanti check point sulla strada da Dhibat a Zentane. La bandiera ufficiale della Libia è verde, senza alcun simbolo. Il tricolore con la stella e la mezzaluna è la bandiera dei thuar, i rivoluzionari.

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Carri armati del regime di Gheddafi, sulla strada tra Al Harabah e Az Zentane.

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..lungo la strada per Zentane

17 AGOSTO 2011 – AZ ZAWIYAH

Difficilmente scorderò la voce dell’himam che urlava le sue preghiere cercando di coprire il rumore della guerra. Zawiyah è una piccola città sulla costa libica a 49 km a ovest da Tripoli. E’ stata quasi interamente liberata dai Thuar, i rivoluzionar, ma il centro e precisamente da Homar Moktar Street alla piazza principale, è ancora sotto il controllo di Gheddafi. Circa settecento cecchini, tra libici e mercenari, armati di razzi, kalashnikovs e fucili. Prima o poi rimarranno senza viveri e munizioni. Raramente si arrendono. Quando i rivoluzionari prendono il sopravvento e i “gheddafiani” si trovano costretti in un edificio, immersi nella puzza dei loro compagni morti, spesso, finite le munizioni, si ammazzano lanciandosi dalle finestre dell’edificio.

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Sopra, ultime 7 foto: Ribelli sulla strada verso il centro di Zawyah

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Famiglie in fuga da Zawyah

Un bambino incontrato poco prima dell’ultimo check point. Undici anni. Dove vai? “Vado a combattere per la Libertà”

Ultimo check point prima del centro di Az Zawyah, ancora sotto il controllo dei seguaci di Gheddafi

CENTRO DI AZ ZAWYAH

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Deve esser stato un bel posto Zawyah. Davvero, non scherzo. Nonostante l’odore della polvere da sparo si infili nelle narici fin dentro al cervello, il profumo del mare arriva. E se chiudi gli occhi riesci quasi a sentire la sabbia tra le dita dei piedi e il vento sussurrare tra i capelli. Ora Zawya è un paese fantasma. Le case sono quasi tutte vuote. Le famiglie son scappate in altri villaggi e in Tunisia. L’unico albergo del posto è invaso dai cecchini di Gheddafi.

Edificio liberato dai militari di Gheddafi. In alto a destra: bandiera verde del regime sul tetto dell’albergo ancora invaso dai cecchini del dittatore libico.

Un thwar controlla attraverso uno specchietto i movimenti nell’edificio alle sue spalle

Mitragliatrice dei ribelli a circa 500 metri dall’albergo occupato dai cecchini

Un signore vede la macchina fotografica e mi invita ad entrare in casa. In basso a sinistra, pezzi del razzo lanciato dai soldati di Gheddafi. La casa si trova a circa 1 km e 500 mt dall’albergo da cui vengono lanciati i razzi di Gheddafi. Mi racconta che sua moglie e i suoi tre figli, stavano dormendo proprio in quella stanza quando furono bombardati. Non è morto nessuno. Moglie e figli sono in Tunisia, lui è rimasto per combattere.

“PRIMA LINEA”

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Al Hobab. Ventotto anni. Nato a Benghazi, ha studiato ingegneria meccanica a Zawyah. Ero appena scesa dalla macchina in cui stavo con due giornalisti che hanno preferito evitare la zona calda. Camminavo verso l’ultimo check point, quando Hobab mi ha fermata invitandomi a salire. In macchina c’era un fucile. “This is my girlfriend”, questa è la mia ragazza. “Fino a sei mesi fa la mia ragazza era una chitarra, adesso la mia ragazza è lui, il mio fucile”. Hobab parla inglese perchè Benghazi è la città libica mentalmente e culturalmente più aperta. La maggior parte dei ribelli libici sono originari di Benghazi. Pochi comunque parlano inglese.

Hobab mi dice che sono circa tremila i ribelli intorno all’hotel occupato dai “gheddafiani”. Circa settecento i cecchini di Gheddafi. Lasciamo la macchina in una via “sicura”. Siamo a poche centinaia di metri dalla piazza centrale. Le strade sono deserte. Il silenzio è interrotto dalle sparatorie e dai cori dei ribelli che dicono “Allahu Akbar” (Dio è grande), il titolo dell’inno nazionale dei socialisti libici. Non ci sono giornalisti ne fotografi. All’ultimo check point, c’era Al Jazeera con le sue due guardie del corpo munite di mitragliatrici. Questa volta per fortuna non hanno fatto il Live Stream. Pare che quando Al Jazeera fa il live (per poi scappare subito dopo), la zona venga identificata e regolarmente bombardata mezz’ora dopo lo stesso live. Seguo Hobab tra i vicoli fino al muro di un palazzo dietro il quale sono appostati una ventina di ribelli, a non più di cinquecento metri dal retro dell’albergo occupato dai cecchini di Gheddafi.

Retro dell’albergo occupato dai militanti di Gheddafi

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Questo ragazzo, in un momento di distrazione, è uscito per pochi attimi dalla zona di protezione data dal muro del palazzo. Si è sentito uno sparo. Lo strappo sul colletto della giacca è stato provocato dal proiettile che gli ha sfiorato il collo. Incredulo, continuava a toccarsi e a guardarsi la mano pensando evidentemente di trovare del sangue. Intorno, tutti lo festeggiavano dicendo “Hambdullah”, Grazie Dio.

PRIMA LINEA A EST DELL’ALBERGO OCCUPATO DAI CECCHINI DI GHEDDAFI

Qui sembra di stare in un cartone animato. I razzi sono dei flash silenziosi di luce azzurra. Il boato arriva qualche frazione di secondo dopo aver toccato l’obiettivo. Un’onda di calore fortissimo ti spinge indietro. Il tempo sembra fermarsi per qualche istante e l’unica cosa di cui ti rendi conto è di non avere nemmeno il tempo per pregare.

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OSPEDALE “GOOD HOPE” – ZAWIYAH

L’ospedale “Buona Speranza” si trova a circa 8 km dal centro di Zawyah. E’ un piccolo edificio adibito per le emergenze. Il Dott. Nur Al Fasi mi dice che i feriti vengono portati qui per essere immediatamente trasferiti all’ospedale di Zentane, ma se la situazione è grave, difficilmente arrivano vivi. “Qui non abbiamo neanche l’ossigeno”. Il “Good Hope” è protetto dai ribelli armati, ma continua ad essere uno dei target delle forze armate di Gheddafi.

Mercenario algerino seguace di Gheddafi. Habdul Moez Ramadan, ribelle: “Non voleva arrendersi. Teneva in ostaggio, davanti a se, puntandole addosso il fucile, una ragazzina tra i 10 e i 12 anni”. Gli hanno sparato in testa.

Infermiera libica volontaria dell’ospedale “Good Hope”

“PRIGIONE” VICINA ALL’OSPEDALE GOOD HOPE

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Riesco ad entrare ma solo per qualche minuto..

Non rilasciano interviste

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Due soldati libici di Gheddafi, catturati da Habdul Moez Ramadan

Il ribelle Habdul Moez Ramadan.                                                                                          L’ho visto due volte in due giorni. E’ sempre lui a catturare i cecchini di Gheddafi. Quando non si arrendono è costretto ad ucciderli, ma solitamente cerca di sparare alle gambe.

HARSHA – RAFFINERIA DI PETROLIO A EST DI ZAWIYAH 

L’ultima raffineria di petrolio attiva in Libia, è stata chiusa alle 11 e 30 di questa mattina. Era gia stata chiusa una volta, per circa un mese, tra marzo e aprile, quando le truppe di Gheddafi riconquistarono Zawyah. La raffineria di Harsha è una delle più importanti del paese e la prima a fornire gas e carburante a Tripoli. Un ribelle libico arrivato al checkpoint distante 2 km dalla raffineria, riferisce che all’interno della stessa vi sono 25 cecchini touareg, mercenari di Gheddafi. Decine di libici presi in ostaggio. I ribelli stanno cercando di negoziare con i mercenari per liberare i prigionieri.

Checkpoint sotto il ponte della strada che porta alla raffineria di Harsha

 Sulla strada verso la raffineria. Bandiera verde = Regime di Gheddafi

Rivoluzionari sulla strada che porta alla raffineria

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Raffineria di Harsha

20 Agosto 2011 – Tunisia

Tornata di corsa a Tataouin per riprendere il computer. Mi avevano detto che in Libia non c’era corrente, per cui partii con soltanto la macchina fotografica. A Zentane, in Libia, tre giorni fa, è stata riattivata la connessione ad internet. Stasera da lì cercherò di caricare i video delle sparatorie, girati a Zawiya tra il 16 e il 19.                                                                                                                                                           A prestissimo ..Inchallah!

10 Responses to LIBIA

  1. Brava bello :)

  2. Adorata!!mi e’ venuta la pelle d’oca! Il tuo reportage e’ fantastico!… E le foto!!!! Ti seguiamo col fiato sospeso. Stai attenta a te.tanto love jas.

  3. Fantastic!

  4. Good work you :D are you on twitter? keep your head down Xx

  5. Ciao Ottavia, ho letto il piccolo report che hai caricato.. “coraggiosa” mi viene subito da esclamare!! sono un curioso degli avvenimenti che ci circondano quotidianamente, soprattutto questi di interesse generale!! le foto che hai caricato sono sopratutto originali e tu sembri essere sempre stata in prima fila!!
    bellissime oltre che coraggiose appunto!.. mi chiedo se oggi c’e’ bisogno di spingersi cosi’ oltre certi limiti… non e’ da tutti infatti voler rischiare la vita per dover di cronaca! cosa spinge te invece?? amore per la verita’ forse? mi auguro che tu possa continuare a mostrarci con foto e con il tuo punto di vista report di guerra e di lotta che rappresenano il cambio nella storia di certi paesi. Spero che la gente si renda conto che non tutti i giornalisti sono uguali, che piu’ documenti abbiamo e piu’ siamo ricchi di informazioni per provare a far chiarezza su tematiche cosi’ importanti come la liberta’ dei popoli e il loro/nostro futuro!.. che la verita’ si racconta meglio facendo parlare le immagini atroci e far ascoltare interviste invece che scrivere certi lunghi articoli senza mai nemmeno essere stati in certi luoghi per paura di perderci le penne!!
    Grazie quindi per le foto e per il coraggio. Congratulazioni per il giusto tempismo che farebbe invidia al piu’ attento report di guerra.
    Essendo anch’io conoscitore del clima torrido africano per mie esperienze personali spero che non ti faccia sentir male correre in questi giorni di estremo caldo ai bordi delle strade sterrate di citta’ con la gonna lunga tipica delle donne arabe per camuffarti dal “grande fratello” per riportare presto anche a noi la tua testimonianza importante!
    Inchallah
    Alessandro

  6. importantissime testimonianze. le uniche di cui ci possa fidare, ormai. grazie per quello che fai. marta

  7. brava tru

  8. Sei grande ma oggi è il 26 ! fatti sentire in culo alla balena!!!
    xxx

  9. Mi disturba un pò la presa di parte che limita un pò la vista. I bravi ribelli, i cecchini di Gheddafi ecc. Comunque bellissima testimonianza.

  10. Coraggio e amore per la libertà’:propria e degli altri.E’ quel che mi viene in mente a botta calda.Alfredo

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