L’altra faccia della rete

 

www.dillinger.it - 22 Marzo 2010

di Ottavia Massimo

 

IAD – Internet Addiction Disorder

Il vero limite umano è il corpo. L’ unico a renderci autentici.

Il corpo non mente mai.

REUTERS – Cina

20 Gennaio 2009 – Pechino

“Il paese più popoloso al mondo ha anche la più ampia utenza di Internet del globo. Erano circa 298 milioni gli utenti alla fine del 2008, con un aumento di quasi il 42% rispetto all’anno precedente, secondo il Centro di informazioni per la rete Internet cinese. Molti ragazzi cinesi sono figli unici e su di loro si concentrano tutte le aspettative dei genitori. Gli Internet Café sono una via di fuga e molti, una volta entrati, non riescono più ad andare via. Per chi abusa del mondo on-line, esiste a Pechino il Centro per la cura delle dipendenza da Internet ‘Taoran’, che aiuta a rientrare nel mondo off-line. Ma l’ospedale ha di recente dovuto spostare 60 pazienti in una nuova struttura, perché non riusciva ad ospitare il numero di giovani che continuano ad arrivare da ogni parte della Cina. Le cure consistono in terapie mediche e psicologiche e costano circa 1.500 dollari al mese. Un gran numero di dipendenti da Internet si trova in ospedali psichiatrici per disturbi ossessivo-compulsivi, mentre i nuovi pazienti del Centro Taoran — ha riferito Chen Kehan, uno dei medici della struttura — stanno divenendo sempre meno socievoli e più difficili da curare. Alcuni, ha detto Kehan, sembrano aver perso molte delle capacità sociali necessarie per vivere fuori dal mondo virtuale. Oggi in Cina, vi sono oltre 200 organizzazioni che offrono trattamenti per curare la dipendenza da Internet”.

Le statistiche ufficiali relative al mese di marzo dell’ anno 2010, definiscono la IAD: una malattia che è arrivata ad essere considerata uno dei più temuti rischi per la salute pubblica. Ne è affetto l’ 80 % della gioventù cinese.

Mentre si discute l’ ormai noto decreto Romani, per cui il governo italiano intenderebbe proporre un effettivo controllo sulla Rete (leggi articolo), nascono anche in Italia particolari ambulatori dedicati alla dipendenza di chi di Internet abusa e soltanto nel mondo di Internet sembra potersi identificare. Il 2 novembre dell’ anno 2009, al Policlinico Gemelli di Roma, viene innaugurato il primo centro italiano per la cura dei disturbi circa la dipendenza legata alla Rete. In realtà i centri per il suddetto disturbo esistono ufficialmente dal 2007 e nascono in America. A Fall City, vicino Seattle e non lontano dalla sede centrale della Microsoft, nello stato di Washington. IAD (Internet Addiction Disorder) è un termine coniato nel 1995 da Ivan Goldberg, quando ancora il disturbo non esisteva ma lo studio dello psichiatra su un gruppo di persone che faceva uso di Internet, iniziò a rivelare già due anni prima, sintomi particolari. I “naviganti” mostravano segni di dipendenza nel movimento involontario delle dita durante il sonno e nei sogni stessi in cui manifestavano stati d’ ansia circa l’impossibilità di connessione.

L’ambulatorio romano è stato fondato dallo psichiatra e ricercatore Federico Tonioni. Si divide principalmente in due gruppi relativi all’età dei pazienti: dai tredici ai venticinque e dai venticinque anni in su.

Nell’ adolescenza le dipendenze più frequenti sono relative ai giochi di ruolo ed ai social networks. In età adulta, i sintomi più frequenti sono scatenati dai giochi d’azzardo, dalla ricerca smaniosa di informazioni e dal desiderio compulsivo di visitare siti pornografici.

Dottor Tonioni, che succede? Come mai le persone sembrano non esser più interessate al contatto, all’interazione effettiva tra individui?

Il problema è piuttosto complesso e diviso tra più contesti e sfumture.

L’ adolescenza attuale passa attraverso il computer. Ogni relazione mediata da Internet, avviene per processi onnipotenti, in contesti tendenzialmente autistici. Il corpo non c’ è e nel tempo la mente ha acquisito consapevolezza nel sentirne la mancanza e costruire mondi di percezione fittizia e non tangibile. Con il sistema Internet sono aumentati i contatti ma si sono svuotati di contenuti. Il vero limite umano è il corpo e i limiti non sono deficit, ma gli unici in grado di renderci autentici. Il corpo dice sempre la verità. La comunicazione del corpo non mente.

Cosa avviene nel cervello di un ragazzino? Perchè i giovani di oggi sembrano non esser in grado di sostenere relazioni umane dirette?

Siamo nell’era del controllo. Abbiamo continuamente bisogno di controllare la nostra vita attraverso il controllo delle nostre emozioni e quelle da noi suscitate. I pazienti sono affetti da anedonìa, la difficoltà a provare e ad esprimere piacere. Parallelamente vi è un aumento dei pensieri paranoidei, relativi alle dinamiche del controllo, che si manifestano soprattutto all’interno di social network, vissuti attraverso identità falsate al fine di controllare la persona o l’oggetto che provoca tale ansia. Attraverso la rete, si ha la sensazione di poter dominare un mondo che la mente percepisce e trasforma in contesti allargati ma falsati dalla mancanza di contatto effetivo. In rete non si arrossisce. Le emozioni sono relativamente intense e divise tra numerosi contesti che ne svalutano l’essenza. Questo ci da l’illusione di poter controllare il nostro mondo, ma in realtà, il controllo aumenta la distanza.

Quali sono i sintomi? Che faccia hanno queste persone?

I piccoli, di età compresa tra i dodici ed i venti anni, appaiono meno vitali di chi fa uso di eroina. Lo sguardo totalmente assente. Spesso molto magri, la pelle di un colore spento, quasi trasparente. Arrivano solitamente accompagnati da genitori perplessi e fortemente preoccupati. Nel tempo son ricorsi a vari sistemi, anche forti. Hanno provato a distogliere i figli dal computer, proponendo loro interessi differenti, sport, giochi, feste tra amici. Fino ad arrivare a scontri anche fisici in cui il genitore strappa i fili di collegamento ad Internet. Nulla sembra funzionare. Le reazioni non sono neanche violente. Vi è nell’adolescente attuale un’assenza sempre più grave e reale della percezione del proprio corpo, quindi delle emozioni. Molti genitori sono disperati. Non sanno a chi rivolgersi. Non sanno come stimolare i loro figli alla comunicazione. Il problema delle nuove generazioni è percepito dai genitori come un mistero generato da un mondo che non appartiene alla loro cultura, in cui non sono invitati e quindi incontrollabile. La comunicazione intergenerazionale è interrotta. Gli adolescenti affetti da tale dipendenza, sono alberi senza radici.

Ed i non adolescenti? I grandi. Loro che faccia hanno?

Le dinamiche oggettive cambiano ma l’essenza è la stessa. Gli over venticinque vengono soli. Timidi, si vergognano quasi di dover ricorrere ad aiuti esterni. Ma sono coscienti. E tale consapevolezza è spesso data dall’ansia nel rendersi conto di non saper più intraprendere relazioni fisiche e sociali con il sesso opposto. Sono tutti uomini e l’ 85% si sente dipendente dai siti pornografici. La continua ricerca di nuovi siti li porta generalmente alla graduale scoperta di video in cui i protagonisti sono spesso molto giovani. La masturbazione compulsiva unita alla spasmodica ricerca di ‘esperienze’ sempre più trasgressive, li conduce subdolamente ad un’eccitazione sempre meno appagante e bisognosa di perversione. Non si sentono colpevoli finchè non si rendono conto di godere di scene e visioni fortemente immorali e culturalmente proibite. Si chiedono se i loro desideri siano effettivamente leciti. Sono spaventati dal loro stesso impulso sessuale. Solitamente non hanno una vita di coppia, hanno serie difficoltà nell’approccio fisico con le donne e la masturbazione è l’unico contatto atraverso cui percepiscono il proprio corpo. Il fulcro del problema è lo stesso per tutti. Si stà perdendo la percezione del proprio corpo. La mente diventa una prigione spaventosa se non gestita da limiti reali che solo il corpo è in grado di generare attraverso la percezione dei sensi.

Il bilancio riguardante il vostro ambulatorio, relativo al mese di marzo dell’anno in corso, parla in particolare di trentacinque pazienti. Tutti uomini. Come molti altri che non hanno iniziato la terapia, ma hanno solo telefonato o prenotato una visita. Perchè?

Non lo so. Posso solo dire che ad esempio, finora non abbiamo mai avuto un paziente dipendente da Facebook. Le donne navigano principalmente sui social network. Qui, le patologie riguardano dipendenze più maschili che femminili. Gioco d’ azzardo, sesso e giochi di ruolo. Forse le donne non ne sono coscienti. Forse le ore trascorse in un social network non vengono percepite come dipendenza perchè le relazioni avvengono anche con persone che si conoscono effettivamente nella vita reale. Questo potrebbe dare l’illusione di trascorrere il tempo costruendo rapporti veri.

L’ Italia è sempre stato un paese ricco di tradizioni, storia e cultura. Internet appare essere un chiaro sintomo circa la perdita di interesse nel contatto con le nostre radici. Prima si parlava di comunicazione intergenerazionale interrotta. Perchè? Non può essere solamente Internet la causa di questo. Cosa c’è alla base del cambiamento di pensiero di chi sembra essere alla ricerca non solo di nuovi stimoli, ma di valori in cui credere, probabilmente ormai delusi?

Credo che l’ Italia stia subendo un cambiamento importante dato anche dall’interruzione di dinamiche di insegnamento che stanno creando una profonda frattura tra passato, presente e futuro. La morte di Papa Wojtyla ad esempio, ha bruscamente interrotto un processo di crescita in cui gli adolescenti si specchiavano. E non erano ragazzi appartenenti ad un ambiente particolare o soltanto di chiesa. Wojtila era riuscito ad accogliere e riunire milioni di persone tra cui migliaia di adolescenti provenienti dai contesti più disparati. Al funerale i boyscout piangevano con i punk. Le domeniche, S. Pietro pullulava di dark e papaboys. Tutti insieme. Per vari motivi, legati all’esempio che ai giovani si stà dando, la generazione attuale sembra non fidarsi dei propri simili ed i propri limiti spinge in contesti non reali. Questo processo di unificazione ed implicito insegnamento ai valori, si stà interrompendo.

Come si agisce? Quali le terapie?

Dopo un primo colloquio, necessario per diagnosticare la psicopatologia, inseriamo i pazienti in gruppi di riabilitazione. Il gruppo dal vivo, per sua stessa natura, riattiva la comunicazione non verbale, il senso del limite, la relazione fisica. Si recupera la bellezza dell’emozione nel guardarsi negli occhi. È una vera e propria rieducazione al contatto umano. Il 18 marzo abbiamo iniziato la terapia di gruppo per genitori. Ci si confronta raccontando vicende e reazioni. Si cerca di correggere lo stimolo a vietare la connessione e conseguenti scontri che portano i figli ad ulteriori chiusure. Tentiamo di spronare i genitori stessi all’attività digitale, creando effettivamente interessi condivisibili con i propri figli.

Quindi Internet cos’ è? Libertà o perversione da condannare? Non pensa ci possa essere un modo per tutelarne l’ uso?

Assolutamente, credo che Internet sia uno strumento eccezionale ma andrebbe diversamente gestito. Internet ha bisogno di sane regole. La libertà senza contenimento non è libertà. L’assenza di limiti è dannosa soprattutto per menti non ancora formate. E’ cambiato il livello di realtà, quindi di lealtà. In rete si ha accesso a qualunque tipo di immagine ed informazione, avendo la quasi totale certezza di restare nell’anonimato. I contenuti non dovrebbero sparire ma essere selezionati per fasce di età.

..il vero limite umano è il corpo. Solamente i limiti ci rendono autentici. La comunicazione del corpo non mente mai.

Ottavia Massimo


Policlinico Gemelli di Roma

Largo Agostino Gemelli 8 – 00168 Roma
L’ ambulatorio è aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 9:30 alle 13:30.
Per prenotazioni colloqui contattare i numeri: 06.30154332 – 06.30154122

 

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