
Il 27 gennaio scorso, scrivendo del Casilino 900, lo definii un campo nomadi. Fui giustamente accusata di aver usato il termine nomade in maniera non esatta. Effettivamente la parola nomade non definisce il gruppo citato, perchè composto da individui stanziati nella suddetta zona da varie generazioni. Senza aver mai effettuato spostamenti di massa. Casilino 900 era una comunità. Di etnie. Famiglie. Sistemi e culture non integrate alla nostra perchè considerati incivili. Casilino 900 era uno dei campi meno integrati d’ Europa. Forse anche perchè l’ unione forzata tra etnie storicamente in lotta tra loro, ha necessariamente rallentato quel fenomeno sviluppatosi invece silenziosamente, all’interno della comunità stessa.
L’ integrazione da noi pretesa, non è avvenuta nei tempi stabiliti perchè le quattro razze presenti dagli anni sessanta al Casilino 900, si sono impegnate ad integrarsi tra loro, ignorando implicitamente l’ unione con la popolazione del paese ospitante. I fenomeni interni ai campi rom presenti in Italia, non sono mai stati sociologicamente affrontati. Lo stato italiano pretende una fusione civile tra popoli, senza studiarne le dinamiche fondamentali assolutamente chiare nello svelare problematiche interne a popolazioni definite “gruppo” – in realtà formato da ceppi diversi e spesso in profondo contrasto tra loro.
Lo sgombero dello spazio tra la via Casilina e la Palmiro Togliatti è stato principalmente coordinato dai portavoce del campo stesso ed i gestori delle nuove aree ospitanti. Preoccupazione principale degli ospitanti: l’integrazione tra i nuovi arrivati ed i rom gia’ precedentemente sistemati. Preoccupazione principale degli organi governativi in ambito sociale: igiene, scolarizzazione, abbassamento effettivo del livello statistico di micro e macro criminalità. Preoccupazione principale dei capi-campo: sistemazione adeguata circa l’ origine di appartenenza delle famiglie in transito. Finalmente.
D. Bajram Rasimi, hai una lista di persone che ora e nei prossimi giorni verranno spostate in altre zone di Roma. Quali sono secondo te, le condizioni essenziali per cui questo ulteriore tentativo di integrazione funzioni realmente?
“La lista che ho qui stamattina è un elenco di famiglie prevalentemente kossovare e macedoni, con una minoranza di montenegrini unitisi nel tempo ai suddetti citati, attraverso la creazione di nuovi nuclei familiari.”
D. Casilino 900 ospita un elevato numero di famiglie bosniache. Perchè sembra si tenda a dividere queste ultime da kossovari e macedoni.
“Perchè da cinquanta anni i disordini interni al Casilino 900, avvengono principalmente tra Bosnia e Montenegro da una parte, Kossovo e Macedonia dall’altra”.
Le famiglie sono state sommariamente scelte in base al grado di civiltà proprio dei gruppi ospitanti. Le nuove sistemazioni offriranno l’opportunità di integrazione effettiva con noi popolo italiano, perchè il confronto sarà diretto e non più distratto dall’impegno nella risoluzione di dinamiche interne a sistemi contrastanti tra culture a noi sconosciute. La comunità del Casilino 900 vivrà un aspetto epocale circa un cambiamento di vita che forse porterà all’adozione di un concetto di civiltà europea, diviso in nuclei familiari sempre meno numerosi e racchiusi in dinamiche strettamente personali.
In un periodo storico in cui sembra evidente la profonda indifferenza circa le problematiche mondiali, unita ad un forte bisogno di risoluzione di dinamiche esistenziali individuali, abbiamo perso l’occasione di cogliere forse l’ unico aspetto positivo di una delle comunità multiraziali più grandi d’ Europa. Il concetto di collettività. Ripensando ad un periodo particolare di due anni fa, mi chiedo una cosa cui solo da poco son riuscita a dare una risposta soddisfacente. Perchè i bambini rom, i ragazzini che vivono nei campi abusivi, sporchi, emarginati, in condizioni di vita in cui uno dei nostri riuscirebbe forse a sopravvivere pochi giorni, sembrano così sicuri di sé? Ridono. Corrono. Piangono. Sono spesso maleducati. Urlano e sbraitano scappando da donne ancora più urlanti che li inseguono brandendo scope infangate. Per poi ricoprirli di carezze, attenzioni, amore.
Il fatto è che realmente lo sono, sicuri del proprio essere. Gli zingari vivono in comunità condivise da decine di famiglie che si amano e si odiano ad una distanza irrisoria. La convivenza è regolata da un senso comune all’ osservazione di leggi implicite e taciti accordi. Tra questi, quello forse più essenziale è una sorta di obbligo moralmente dovuto, al rispetto del bambino. Anche se figlio di famiglie rivali. La vicinanza delle abitazioni fa sì che si vengano a creare nuclei più o meno uniformi che generano sistemi nei quali il bambino ha la possibilità di sorbire informazioni apprendendo da più fonti. I bambini rom sembrano avere una velocità di pensiero nella percezione dell’ individuo, superiore ai nostri. Saranno obiettivamente poco educati. Molti non sanno leggere né scrivere ad un’ età in cui i nostri si occupano di radici quadrate. La maggior parte crescerà imparando che nella vita le scorciatoie sono utili. Le furbate che verranno loro insegnate faranno parte di un sistema rivolto alla salvaguardia del gruppo di appartenenza. Tra zingari ci si protegge vicendevolmente. Non si nega cibo né ospitalità e l’ onore proprio a coloro che vengono gradualmente riconosciuti capi-famiglia è innalzato e difeso dalla comunità intera anche a costo della vita stessa. Non esiste un modo di essere e di vivere che sia il migliore di tutti. Esistono le circostanze. E le occasioni per imparare soprattutto da chi è abituato a sopravvivere.
